pagina Stress Management

LO STRESS

Se vuoi sconfiggerlo, impara a conoscere il tuo nemico.

DEFINIZIONE

Si definisce STRESS “la risposta funzionale con cui l’organismo reagisce a uno stimolo più o meno violento (stressor) di qualsiasi natura, microbica, tossica, traumatica, termica, emozionale, ecc….Nell’uso corrente, tensione nervosa, logorio, affaticamento psicofisico, e anche il fatto, la situazione e simili che ne costituiscono la causa…In geologia e petrologia, minerale da stress, minerale che ri-cristallizza durante un processo metamorfico, in regime di pressioni orientate” (Vocabolario Treccani)

ETIMOLOGIA

Da un punto di vista etimologico l’inglese “stress” è correlato col latino (e italiano) “stringere” “strictus”.

Il termine STRESS significa quindi originariamente “pressione” e viene introdotto in medicina per analogia dalla metallurgia per indicare “la pressione che si applica ad un metallo per testarne la resistenza“.

Nei dizionari di inglese fino a qualche anno fa era scritto come primo significato “pressure put on something that can damage it or make it lose its shape.” (Pressione fatta su qualche oggetto che può danneggiarlo o fargli perdere la sua forma). Ora il primo significato è pressure or worry caused by the problems in somebody’s life(situazione opprimente o preoccupazione causata dai problemi della vita di qualcuno).

Quando si utilizza il termine STRESS, in generale, si parla di pressioni ed effetti.

Hans Selye è considerato il padre fondatore delle ricerche sullo stress e a lui va il merito di aver “fatto emergere” il fenomeno e averlo trasferito alla comunità scientifica. Egli proprio dalla metallurgia aveva preso in prestito il termine per indicare “una concatenazione di eventi omeostatici, adattamenti, e modificazioni fisiologiche che gli animali da laboratorio mettevano in atto come effetto delle pressioni esercitate da agenti nocivi introdotti nel loro organismo”.

E’ opportuno sottolineare che, da un punto di vista etimologico, il termine STRESS è passato dal significato iniziale di avversità, difficoltà, afflizione“, a quello più recente di pressione, sollecitazione, tensione o sforzo ed è frequentemente usato per indicare una spinta a reagire esercitata sull’organismo da diversi stimoli sia esterni all’individuo, sia interni (stressors).

Ciò che portò Selye a formulare la sua definizione scientifica del termine, fu l’ipotesi, confermata dai suoi studi (Selye, 1936), che esistesse, nei meccanismi biologici che presiedono alle risposte di adattamento di un organismo a fronte di un agente nocivo, un insieme di segni e di sintomi tra loro correlati e coerenti tale da far pensare all’esistenza di una sindrome generalizzata di risposte, denominata, successivamente, “sindrome generale di adattamento” (SGA).

La definizione scientifica che ne diede in seguito, vedeva lo STRESS (o SGA) come una risposta (generale) aspecifica a qualsiasi richiesta (demand) proveniente dall’ambiente (Selye, 1955).

Con il termine “aspecifico” egli elude la solita visione che un effetto, una risposta biologica, sia sempre riconducibile a una sola causa. Enfatizza, invece, il fatto che stimoli differenti possano indurre una risposta stereotipata, chiamata appunto STRESS, determinata non tanto dalla natura dello stimolo, quanto dalla sua intensità.

Per questo motivo tale stimolo non deve essere necessariamente negativo o dannoso per attivare una SGA, ma può anche essere intensamente piacevole o gioioso: tale risposta è aspecifica perché la sua finalità è favorire un generale adattamento dell’organismo. Col termine “qualsiasi” si sottolinea proprio come la medesima risposta sia causata anche da stimoli diversi, di qualsiasi natura: la SGA può essere attivata non solo da eventi straordinari, ma anche da richieste ambientali solite, purché accentuate o percepite come soggettivamente intense.

“Se vuoi fare un passo avanti, devi perdere l’equilibrio per un attimo”

(Massimo Gramellini)

COSA E' LO STRESS

Lo STRESS è quindi “una reazione non specifica del corpo alle richieste dell’ambiente e nasce da tutte le situazioni che possono risultare pericolose, preoccupanti, ma anche dei semplici cambiamenti rispetto alle normali abitudini“. Più una situazione viene percepita come pericolosa, maggiore sarà lo stress che avremo.

Lo stress nasce da una interpretazione (valutazione cognitiva) di un evento e dalla successiva valutazione automatica delle capacità della persona di far fronte a quell’evento.

FINALITA' DELLO STRESS

Ogni fattore stressante (stressor) richiama immediatamente delle reazioni regolative emotive, neuropsichiche, ormonali, locomotorie, immunologiche che formano il quadro conosciuto come SGA (Sindrome Generale di Adattamento). L’adattamento è perciò un’attività complessa che si articola in azioni con le seguenti finalità:

A) Cambiare l’equilibrio interno dell’organismo (omeostasi) grazie a:

  • la generazione di una risposta emotiva oggettiva;
  • la messa in difesa dell’organismo dal fattore stressante;
  • l’attuazione di strategie da elaborare in caso di esposizione futura a stressori;

B) Cambiare l’equilibrio esterno dell’organismo (ambiente) per adattarlo alle necessità del soggetto.

Il metodo Stress Coach

TIPOLOGIE DI STRESS

La durata dell’evento stressante permette di definire ulteriormente lo stress in due categorie:

  • stress acuto: si verifica una volta sola e in un lasso di tempo limitato,
  • stress cronico: quando lo stimolo è reiterato o di lunga durata.

La quantità di eventi stressanti può essere considerata un ottimo indice predittivo dello stato di salute o dell’insorgenza di problemi.

Per quanto riguarda gli stress “cronici, essi si possono ulteriormente distinguere in:

  • che si presentano ad intervalli regolari, con una durata limitata, e sono quindi più o meno prevedibili;
  • cronici propriamente detti, cioè situazioni di lunga durata che investono l’esistenza di una persona (per es.: lo status socio- economico o la vita coniugale) e che diventano stressanti nel momento in cui rappresentano un ostacolo costante al perseguimento dei propri obiettivi.

EUSTRESS (buono) e DISTRESS (cattivo)

EUSTRESS

L’Eustress (o stress buono), è quello indispensabile alla vita, che si manifesta sotto forma di stimolazioni ambientali costruttive ed interessanti. Un esempio può essere una promozione lavorativa, la quale attribuisce maggiori responsabilità, ma anche maggiori soddisfazioni.

Come abbiamo visto, la “reazione di stress” ci aiuta a prepararci fisicamente e psicologicamente ad affrontare un problema. Lo stress può essere una buona cosa quando, nella giusta misura e per periodi di tempo limitati, ci aiuta a superare le inevitabili crisi che la vita ci offre. Se, dunque, la “reazione di stress” porta vigore, entusiasmo e propositività è una buona cosa perché incrementa lo stato di salute generale della persona. In questo caso lo stress prende il nome di “eustress”.

Se non vi fosse eustress nelle nostre vite, non avremmo un motivo per alzarci la mattina. L’eustress ci tiene in salute e felici.

Esempi: l’eccitazione dell’imprenditore che fonda una azienda, le aspettative prima di un primo appuntamento, l’adrenalina dello sciatore così come l’entusiasmo che si sperimenta quando si affronta una qualsiasi sfida costruttiva o divertente.

La completa libertà dallo stress è la morte. Contrariamente a quanto si pensa di solito, non dobbiamo, e in realtà non possiamo, evitare lo stress, ma possiamo incontrarlo in modo efficace e trarne vantaggio imparando di più sui suoi meccanismi, e adattando la nostra filosofia dell’esistenza a esso” (Selye, 1974).

eustress e distress

DISTRESS

ll distress è invece lo stress cattivo, quello che provoca grossi scompensi emotivi e fisici difficilmente risolvibili. Un esempio può essere un licenziamento inaspettato, oppure un intervento chirurgico.

Gli effetti negativi si verificano quando vi è un’incongruenza fra le richieste dell’ambiente e la capacità soggettiva di esaudirle.

La differenza essenziale tra eustress e distress (lo stress cattivo) sta nella percezione della “fonte di stress”. Nel caso dell’eustress la “fonte di stress” viene percepita come una “sfida”. Nel caso del distress, viene percepita come una “minaccia”. Per questo motivo è importante coltivare il proprio atteggiamento di fondo verso la vita come di un luogo di “sfide” piuttosto che di un luogo di “minacce”.

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EVOLUZIONE DELLA S.G.A.

La S.G.A. Sindrome Generale di Adattamento si divide in 3 fasi.

 
Sindrome Generale di adattamento

FASE 1 – ALLARME. L’ipotalamo riceve il segnale dalla corteccia cerebrale che una data situazione è impegnativa o minacciosa. Il sistema nervoso simpatico reagisce aumentando lo stato d’allerta dell’organismo attraverso modificazioni degli organi di senso, del battito cardiaco, del sistema respiratorio e digestivo, della tensione muscolare. Per mantenere lo stato d’allerta il SNS stimola la produzione di adrenalina che per un breve periodo fornisce energia aggiuntiva sotto forma di glucosio. In contemporanea l’ipotalamo attiva l’ipofisi a produrre un’ampia gamma di sostanza chimiche,tra cui il cortisolo (che aiuta a sedare il dolore e a contrastare l’invasione di sostanze estranee) e gli ormoni surrenali (che influenzano l’equilibrio dei Sali minerali e in particolare la trasformazione del cibo in energia.In questa fase è chiara la discrepanza tra le risorse che l’individuo ritiene di possedere e la richiesta posta dagli eventi esterni.

FASE 2 – RESISTENZA E’ la fase più lunga, in cui l’individuo oppone tutta la propria forza all’emergere delle sensazioni negative. Se non si è riusciti ad eliminare gli stressor, il sistema endocrino fornisce maggiori quantità di minerali ed ormoni per mantenere lo sforzo.

FASE 3 – ESAURIMENTO. Rappresenta il fallimento dei meccanismi difensivi per resistere allo stress. L’organismo perde la capacità di autoregolazione mantenendo una risposta inadeguata che predispone allo sviluppo di malattie, anche croniche, sia fisiche che psichiche.

REAZIONI E SINTOMI DELLO STRESS

Lo stress viene visto come una reazione adattativa e fisiologica ad un’enorme varietà di stimoli, e non soltanto a quelli dannosi per l’organismo: esso perciò non è più considerato come una condizione patogena, ma come una reazione di importanza vitale, che può essere nociva solo se la stimolazione è di intensità molto forte e si protrae particolarmente a lungo.

Diverse persone possono accusare lo stress in maniera diversa. Tu potresti sentire più i sintomi fisici mentre magari il tuo collega avverte maggiormente i sintomi psicologici. Così a livello fisico una persona può sentirsi stanca mentre un’altra può avere dei dolori.

I sintomi dello stress possono anche essere di diverse tipologie: fisici, mentali, emotivi e comportamentali.

SINTOMI FISICI DELLO STRESS: mal di stomaco, scarsa energia, mal di testa, nausea, diarrea, difficoltà ad andare in bagno, dolori, tensione muscolare, tensione nella mascella, tachicardia, bocca secca (secchezza delle fauci), dolore al petto, insonnia, frequenti sintomi influenzali, infezioni.

SINTOMI MENTALI DELLO STRESS: cattiva organizzazione, problemi di memoria, incapacità a concentrarsi, preoccupazione, pensieri veloci, scarsa capacità di giudizio, 

SINTOMI EMOTIVI DELLO STRESS: pessimismo, irritabilità, infelicità, ansia, sbalzi d’umore, depressione, solitudine, negatività, sensazione di essere esauriti o sopraffatti dagli impegni.

SINTOMI COMPORTAMENTALI DELLO STRESS: perdita del desiderio sessuale, mangiare poco o troppo, mangiarsi le unghie, consumo di alcool, nicotina, stupefacenti, difficoltà a prendere decisioni, isolamento sociale, rimandare o procrastinare, evitare le responsabilità.

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I RISCHI DELLO STRESS

PRINCIPALI RISCHI: problemi di salute mentale (disturbi di personalità, ansia e depressione); malattie cardiovascolari (patologie del cuore, ipertensione arteriosa, aritmia, infarto, ictus); obesità e altri disturbi alimentari; dolori mestruali; malattie della pelle e dei capelli (acne, psoriasi, orticaria e perdita dei capelli, neurodermite o eczema atopico, eritema, desquamazione della pelle e prurito); problemi gastrointestinali, (gastrite, ulcera allo stomaco, colite ulcerosa e reflusso gastroesofageo); asma bronchiale.

EFFETTI SUL SISTEMA IMMUNITARIO: lo stress provoca l’indebolimento del sistema immunitario. Di seguito sono elencati alcuni disturbi del sistema immunitario che possono essere causati dallo stress: eczema, psoriasi, colite ulcerosa, herpes orale e genitale, morbo di Crohn.

CAUSE DELLO STRESS

Lo stressor è una situazione che provoca la reazione di stress. Possiamo dire che gli stressor sono le situazioni stressanti mentre lo stress è la reazione del corpo per fronteggiarli. Non sono solo le situazioni concrete a poter essere minacciose. Anche i nostri pensieri e le nostre emozioni possono provocare delle reazioni di stress. Il nostro cervello reagisce a ciò che pensiamo allo stesso modo in cui reagisce a ciò che vediamo.

Gli individui non sono semplicemente vittime dello stress, ma è il modo in cui valutano gli eventi stressanti (valutazione primaria), le loro risorse di coping (fronteggiamento), le alternative di azione (valutazione secondaria) a determinare la natura dello stress individuale.

Lo stress è la risultante di un’interazione tra variabili ambientali e variabili dell’individuo.

“Ogni individuo possiede un diverso livello di resistenza al fenomeno, che, a sua volta, non è sempre e necessariamente negativo o dannoso. I fenomeni che generano stress si possono riconoscere nell’angoscia, nello sforzo fisico, come pure nel successo; infatti “dal punto di vista della sua capacità di provocare uno stress, non ha importanza che l’agente stressante, o la situazione che dobbiamo fronteggiare, sia piacevole o spiacevole: conta solamente l’intensità del bisogno di adattamento o riadattamento” (Selye, 1974).

Gli individui, secondo Selye, possiedono un “serbatoio di energie” per fronteggiare gli stimoli esterni, in base al quale si determina il livello di resistenza al fenomeno. Tale “serbatoio di energie” si esaurisce facilmente quando l’agente stressante è particolarmente intenso, o quando più fattori stressanti agiscono contemporaneamente, oppure ancora quando l’azione degli agenti stressanti è prolungata nel tempo.

STRESS MANAGEMENT

Un conto sono le reazioni psico-fisiche ad una situazione problematica, ossia le “reazioni di stress” (ad es. la condizione di tensione emotiva e fisica subito dopo un incidente automobilistico). Un altro conto sono le “fonti di stress” (gli “stressor”) che consistono nelle situazioni problematiche vere e proprie (ad es. l’incidente d’auto).

Di conseguenza, esistono due tipi di strategie per gestire al meglio lo stress:

Le strategie focalizzate sulle “reazioni di stress”, che mirano a ridurre la fatica emotiva e fisica che derivano dal dover affrontare un problema.

Le strategie focalizzate sulle “fonti di stress”, che mirano a intervenire direttamente sulle cause dei problemi (gli “stressor”) al fine di eliminarle o di ridurle.

 

GESTIRE LA “REAZIONE DI STRESS”
Non sempre è possibile utilizzare le strategie focalizzate sugli “stressor” perché talvolta le situazioni esterne non possono essere cambiate, almeno nel breve o nel medio periodo. Ad esempio, possono essere necessari molti anni per estinguere un mutuo, oppure può non essere possibile allontanarsi da un collega di lavoro che ci dà sui nervi. In questi casi – quando lo stress è inevitabile – è utile imparare alcune strategie finalizzate a ridurre l’impatto della “reazione di stress” in modo che non risulti soverchiante.

Le strategie focalizzate sulla gestione delle “reazioni di stress” mirano a ridurre le componenti psicologiche e fisiologiche dello stress e sono – fortunatamente – molteplici. Ciascuno ha la possibilità di individuare la strategia che meglio funzioni per sé. L’utilità di queste strategie consiste nell’aiutare la persona a tenere sotto controllo il proprio livello di “reazione di stress” mentre è attiva e impegnata nell’affrontare i propri problemi.

 

GESTIRE LA “FONTE DELLO STRESS (Stressor)”
Le strategie focalizzate sulla gestione delle “fonti di stress” intervengono sulle cause che provocano lo stress. Eliminare uno “stressor”, ossia rimuovere la causa dello stress (ad esempio, lasciare un lavoro frustrante, porre fine ad una relazione di coppia deleteria, etc.) produce una immediata e ovvia riduzione di stress.

Nei casi in cui eliminare la causa dello stress non fosse possibile, potrebbe essere invece utile gestire lo “stressor” allo scopo di ridurne l’impatto.

ATTENZIONE!

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